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| Crisi economica e suicidio |
Travolti dalle difficoltà economiche, non riescono ad assicurare il tenore di vita di sempre alla propria famiglia né a pagare fornitori e dipendenti. Si sentono messi alle strette tanto da non vedere via di uscita alla crisi economica e scelgono di farla finita.
Quello dell'imprenditore edile suicida a Camposampiero nel padovano per le difficoltà della sua azienda è solo l'ultimo preoccupante caso avvenuto in Veneto. Secondo i dati della Cisl regionale, infatti, negli ultimi sedici mesi, dall'ottobre 2008 a oggi, sono stati undici gli imprenditori che si sono tolti la vita per la crisi.
In tutta Italia la situazione non cambia. Due imprenditori si sono tolti la vita a Prato l'estate scorsa, mentre soltanto ieri a Ragusa un commerciante in difficoltà ha tentato di darsi fuoco in prefettura, ma è stato bloccato da alcuni colleghi. "L'allarme sociale è altissimo - denuncia il presidente provinciale della Confcommercio, Angelo Chessari - proprio in questa zona tra quelle che, prima della crisi, stavano meglio delle altre almeno in Sicilia" e nel Meridione.
La crisi, osserva il direttore scientifico della Fondazione Nord Est Daniele Marini, ha colpito soprattutto le micro imprese: "Sono casi ed esperienze personali diverse - ha spiegato all'Adnkronos - tuttavia le difficoltà riguardano soprattutto le piccole e piccolissime imprese". Ma a rendere più grave la situazione sono anche fattori sociali e culturali: "Spesso i piccoli imprenditori si tolgono la vita perché non riescono a pagare i propri dipendenti - sottolinea Marini -. Loro stessi sono stati ex dipendenti e nella piccola impresa si instaura un rapporto stretto con chi lavora, aumenta così il senso di responsabilità che grava sull'imprenditore". "Inoltre - conclude - da noi non c'è l'idea di fallimento dell'impresa che esiste nei paesi anglosassoni, dove il fatto che l'impresa può fallire è nella natura delle cose. In Italia è diverso anche dal punto di vista giuridico e c'e' una sorta di 'stigma' sociale: 'l'imprenditore che fallisce automaticamente è un fallito'".
Problemi che non vedono una soluzione a breve termine. "Il 2010 sarà ancora un anno complicato" ha detto il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, commentando l'allarme lanciato dalla Uil riguardo a una potenziale perdita di 200 mila nuovi posti di lavoro nell'anno in corso. "Bisogna cambiare passo - aggiunge - , fare più investimenti in ricerca, innovazione , infrastrutture, con una riforma fiscale che riguardi imprenditori e lavoratori e cercare poi che ognuno faccia la propria parte".
Gli esperti invitano poi a monitorare "alcuni segnali" che si manifestano prima dell'atto estremo. Il suicidio non è mai un fulmine a ciel sereno. Tanto più in una persona che ha perso il lavoro. Maurizio Pompili, coordinatore del Centro anti-suicidi dell'ospedale Sant'Andrea di Roma spiega che "anche un'eccessiva e immotivata serenità, dopo una grave angoscia, rappresenta un chiaro campanello d'allarme" così come "dare via un oggetto a cui si tiene molto". "Perdere il lavoro rappresenta un rischio di togliersi la vita - spiega ancora l'esperto - per persone fragili, che già vivono una forte angoscia esistenziale. E' una condizione che implica perdita, insicurezza, vergogna e anche colpa verso la famiglia".
Per Pompili, inoltre, è importante "soprattutto in questa fase di crisi economica", che le istituzioni e le aziende puntino sulla prevenzione. "Vanno individuate - conclude - anche sul luogo di lavoro, con l'aiuto di esperti, le persone a rischio che devono essere indirizzate a professionisti che possono sostenerle, soprattutto in caso di licenziamento". [Adnkronos/Ing]
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